Consigli pratici per chi sta pensando di fare un mutuo

  1. 🧠 Confronta le offerte — tra vari istituti bancari (fisso, variabile, green, giovani).
  2. 💶 Valuta il Taeg effettivo (non solo il tasso nominale) per capire il costo reale del mutuo.
  3. 📆 Fai simulazioni realistiche considerando durata, spese di istruttoria, perizia e assicurazioni obbligatorie.
  4. Contatta un ns professionista per una consulenza preventiva

👨‍👩‍👧‍👦 Se possibile, valuta agevolazioni statali o garanzie pubbliche (es. Fondo di Garanzia Prima Casa).

In un contesto economico in continua evoluzione, l’accesso al credito rimane una delle principali sfide per imprese, professionisti e startup. Proprio per questo, i finanziamenti agevolati rappresentano oggi uno strumento fondamentale per sostenere investimenti, innovazione e crescita.

Ma cosa sono esattamente? E quali opportunità sono attive oggi in Italia?

Cosa si intende per finanziamento agevolato

I finanziamenti agevolati sono strumenti di sostegno pubblico che permettono alle imprese di ottenere risorse finanziarie a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato, grazie all’intervento dello Stato, delle Regioni o dell’Unione Europea.

Le agevolazioni possono assumere diverse forme:

  • Prestiti a tasso agevolato o a tasso zero
  • Contributi a fondo perduto
  • Garanzie pubbliche che facilitano l’accesso al credito bancario
  • Misure miste, che combinano prestito e contributo

Le principali misure nazionali attive

Tra gli strumenti più utilizzati dalle imprese troviamo:

Nuova Sabatini

È una delle agevolazioni più conosciute e sostiene l’acquisto di macchinari, attrezzature, hardware e software, inclusi investimenti in tecnologie digitali e green. Lo Stato riconosce un contributo sugli interessi dei finanziamenti bancari, riducendo il costo complessivo dell’investimento.

Fondo di Garanzia per le PMI

Non eroga direttamente denaro, ma garantisce una parte del prestito bancario, riducendo il rischio per gli istituti di credito. Questo strumento è fondamentale per le PMI che faticano ad accedere al credito tradizionale.

Agevolazioni per startup e nuove imprese

Chi avvia un’attività può contare su misure dedicate:

Smart&Start Italia

Rivolta alle startup innovative, finanzia progetti ad alto contenuto tecnologico con prestiti a tasso zero fino al 90% dell’investimento. In alcune aree del Paese è previsto anche un contributo a fondo perduto.

ON – Nuove Imprese a Tasso Zero

Pensata per giovani e donne, sostiene la nascita o lo sviluppo di micro e piccole imprese attraverso un mix di finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto.

Focus territoriale: il Mezzogiorno

Per le imprese del Sud Italia esistono incentivi specifici come Resto al Sud, che copre fino al 100% delle spese ammissibili, combinando fondo perduto e finanziamento garantito. Una misura strategica per favorire l’imprenditorialità e ridurre il divario territoriale.

Internazionalizzazione e crescita

Le imprese che vogliono espandersi all’estero possono accedere ai finanziamenti agevolati gestiti da SIMEST, dedicati a export, e-commerce, transizione digitale e sostenibilità ambientale, spesso con una quota di contributo a fondo perduto.

Come orientarsi tra le agevolazioni

Il panorama della finanza agevolata è ampio e in costante aggiornamento. Per sfruttare al meglio le opportunità è consigliabile:

  • monitorare i bandi attivi a livello nazionale e regionale;
  • verificare attentamente i requisiti di accesso;
  • predisporre un business plan solido;
  • valutare il supporto di professionisti specializzati.

Conclusione

I finanziamenti agevolati rappresentano oggi una leva strategica per la crescita delle imprese, soprattutto in fasi di incertezza economica. Conoscere gli strumenti disponibili e saperli utilizzare nel modo corretto può fare la differenza tra rinviare un investimento e trasformarlo in un’opportunità concreta di sviluppo.

Comprare casa senza accendere un mutuo non è più un’eccezione, ma quasi la regola. In Italia oltre la metà delle compravendite immobiliari avviene oggi senza ricorrere a un finanziamento, un dato che racconta molto sia delle abitudini di risparmio degli italiani sia delle trasformazioni in corso nel mercato del credito.

Il boom degli acquisti “cash”

Negli ultimi anni la percentuale di case acquistate in contanti si è stabilmente mantenuta sopra il 50%. A comprare senza mutuo sono soprattutto famiglie di mezza età, nuclei già proprietari di altri immobili, persone che vendono una casa per comprarne un’altra o che dispongono di capitali accumulati nel tempo, spesso grazie a risparmi familiari o eredità.

Questa tendenza è particolarmente marcata nei piccoli centri e nelle zone dove i prezzi sono più accessibili, ma non risparmia nemmeno le grandi città, dove il “cash” viene spesso utilizzato come leva per chiudere trattative più velocemente o ottenere sconti sul prezzo finale.

Perché il mutuo è stato messo da parte

Il forte ricorso al contante è anche una conseguenza diretta dell’andamento dei tassi di interesse negli ultimi anni. L’aumento del costo del denaro ha reso i mutui più onerosi, spingendo molte famiglie a rimandare l’acquisto oppure a farlo solo se in possesso di liquidità sufficiente.

A questo si aggiungono criteri di accesso al credito sempre più stringenti, che penalizzano soprattutto i giovani e i lavoratori con contratti non stabili. Il risultato è un mercato immobiliare in cui chi ha capitale compra, mentre chi non lo ha resta spesso in affitto.

La svolta dei tassi: cosa sta cambiando

Negli ultimi mesi, però, lo scenario sta lentamente cambiando. Dopo i picchi raggiunti nel biennio precedente, i tassi di interesse stanno mostrando segnali di stabilizzazione e graduale riduzione. Questo sta rendendo i mutui, in particolare quelli a tasso variabile e misto, più sostenibili rispetto al recente passato.

Le banche hanno iniziato a proporre condizioni leggermente più favorevoli e si intravede una timida ripresa delle richieste di finanziamento. Non si tratta ancora di un’inversione netta di tendenza, ma il mutuo torna ad essere considerato uno strumento possibile, soprattutto per chi non dispone di grandi capitali iniziali.

Impatto sul mercato immobiliare

Il mix tra acquisti in contanti e ritorno graduale del credito sta creando un mercato a due velocità. Da un lato, gli acquirenti “cash” continuano ad avere un forte potere contrattuale; dall’altro, la ripresa dei mutui potrebbe sostenere la domanda, evitando un raffreddamento eccessivo delle compravendite.

Nel medio periodo, se i tassi dovessero continuare a scendere, è plausibile aspettarsi una maggiore presenza di giovani acquirenti e famiglie al primo acquisto, con effetti anche sui prezzi, soprattutto nelle aree urbane più dinamiche.

Uno scenario in evoluzione

Il fatto che metà degli italiani compri casa senza mutuo racconta un Paese ancora fortemente legato al mattone e al risparmio, ma anche segnato da disuguaglianze nell’accesso al credito. La svolta dei tassi potrebbe riequilibrare il mercato, rendendolo più inclusivo.

Il 2025 e il 2026 saranno anni chiave per capire se il mutuo tornerà davvero protagonista o se l’Italia resterà, ancora a lungo, il Paese delle case comprate in contanti.

Quando si decide di accendere un mutuo, una delle prime (e più importanti) domande è sempre la stessa: meglio tasso fisso o tasso variabile?

La risposta non è universale, perché dipende dal contesto economico e soprattutto dal profilo di chi chiede il mutuo. Vediamo le differenze in modo chiaro e concreto.

Cos’è un mutuo a tasso fisso

Il mutuo a tasso fisso prevede una rata che rimane invariata per tutta la durata del finanziamento, indipendentemente dall’andamento dei mercati.

Vantaggi

  • Stabilità e sicurezza: la rata non cambia mai
  • Pianificazione facile del bilancio familiare
  • Nessun rischio legato all’aumento dei tassi

Svantaggi

  • Rata iniziale solitamente più alta rispetto al variabile
  • Non si beneficia di eventuali ribassi dei tassi (se non tramite surroga)

È la soluzione preferita da chi vuole certezze e non ama le sorprese.

Cos’è un mutuo a tasso variabile

Il mutuo a tasso variabile ha una rata che può aumentare o diminuire nel tempo, in base all’andamento dei tassi di riferimento (come l’Euribor).

Vantaggi

  • Rata iniziale più bassa
  • Possibilità di risparmiare se i tassi scendono
  • Interessante per durate brevi

Svantaggi

  • Rischio di aumenti anche significativi
  • Maggiore incertezza nel lungo periodo
  • Può diventare pesante in caso di rialzi improvvisi

È più adatto a chi ha una buona capacità di reddito e tollera il

L’alternativa: tasso variabile con CAP

Sempre più banche propongono il variabile con CAP, ovvero un mutuo variabile con un tetto massimo oltre il quale la rata non può salire.

✔ Combina flessibilità e protezione

✖ Costa leggermente più del variabile puro

Come scegliere davvero?

Non basta guardare il tasso: bisogna considerare la propria situazione personale.

Fattori chiave:

  • Stabilità del reddito
  • Durata del mutuo
  • Percentuale della rata sullo stipendio
  • Propensione al rischio
  • Possibilità di estinzione anticipata o surroga

Considerazioni finali (parte editoriale)

Dal punto di vista pratico, il tasso fisso oggi è spesso la scelta più razionale per la prima casa, soprattutto per famiglie e giovani acquirenti.

Offre protezione, serenità e permette di pianificare il futuro senza stress finanziari.

Il tasso variabile può avere senso solo in casi specifici:

  • mutui di breve durata
  • redditi elevati e stabili
  • ampia capacità di risparmio
  • aspettative concrete di discesa dei tassi

In generale, se la rata “al limite” ti mette in difficoltà, il variabile non è una buona idea.

La tranquillità finanziaria vale spesso più di qualche punto percentuale risparmiato.

Mutui 2026: cosa cambia davvero per chi compra casa

Il 2026 si apre come un anno di transizione per il mercato dei mutui. Dopo il biennio turbolento segnato dall’impennata dei tassi di interesse, l’aumento delle rate e l’incertezza economica, il nuovo anno porta con sé più stabilità, ma anche nuove scelte da affrontare per famiglie, giovani acquirenti e investitori immobiliari.

Vediamo cosa sta cambiando davvero.

Tassi di interesse: meno scosse, ma niente ritorno al passato

Nel 2026 la Banca Centrale Europea mantiene un approccio prudente. I tassi ufficiali non mostrano forti oscillazioni e il messaggio è chiaro: niente tagli drastici nel breve periodo, ma neppure nuovi rialzi aggressivi.

Per chi chiede un mutuo questo significa una cosa precisa:

👉 i tassi restano più alti rispetto al periodo pre-2022, ma smettono di salire in modo imprevedibile.

Il mercato si muove quindi in una fase di stabilizzazione, che consente a chi compra casa di pianificare con maggiore consapevolezza.

Mutuo fisso o variabile nel 2026? Una scelta più strategica

Nel 2026 il confronto tra mutuo a tasso fisso e variabile torna ad essere centrale.

  • Il tasso fisso continua a essere la soluzione preferita dalla maggior parte delle famiglie italiane. Costa leggermente di più all’inizio, ma offre una certezza fondamentale: la rata non cambia, anche se lo scenario economico dovesse peggiorare.
  • Il tasso variabile può risultare più conveniente nei primi anni, ma resta esposto a eventuali futuri rialzi. È una scelta che richiede maggiore tolleranza al rischio e una buona capacità di assorbire possibili aumenti della rata.

Nel 2026, quindi, la decisione non è più “automaticamente variabile” come in passato, ma sempre più legata al profilo personale del mutuatario.

Prima casa e giovani: il ruolo chiave delle garanzie pubbliche

Un elemento che continua a fare la differenza anche nel 2026 è il Fondo di Garanzia Mutui Prima Casa, gestito da CONSAP.

Lo strumento resta operativo e centrale per:

  • giovani under 36,
  • giovani coppie,
  • famiglie monogenitoriali,
  • nuclei familiari con redditi medio-bassi.

La garanzia statale consente alle banche di concedere mutui anche con anticipo ridotto, facilitando l’accesso al credito in un contesto in cui i prezzi delle case restano elevati.

Per molti acquirenti, soprattutto alla prima esperienza, questa resta la vera porta d’ingresso al mercato immobiliare.

Surroga e rinegoziazione: occasioni da monitorare

Il 2026 è anche l’anno in cui molti mutuatari iniziano a guardare con attenzione alla surroga.

Chi ha sottoscritto un mutuo nei momenti di picco dei tassi può valutare:

  • il passaggio a condizioni migliori,
  • la trasformazione da variabile a fisso,
  • una riduzione della durata o della rata.

Anche piccoli miglioramenti percentuali, nel lungo periodo, possono tradursi in decine di migliaia di euro risparmiati.

Mutui green e immobili efficienti: un vantaggio concreto

Un trend che si consolida nel 2026 è quello dei mutui green, dedicati a immobili ad alta efficienza energetica.

Le banche premiano:

  • case in classe energetica elevata,
  • ristrutturazioni che migliorano i consumi,
  • abitazioni più sostenibili.

Il risultato? Tassi leggermente più bassi e condizioni migliori, oltre a bollette più leggere nel tempo. Un doppio vantaggio che incide sempre di più nelle scelte di chi compra casa.

Cosa aspettarsi davvero dal 2026

In sintesi, il 2026 non è l’anno dei mutui “facili”, ma nemmeno quello dell’emergenza.

È piuttosto:

  • un anno di scelte ragionate,
  • di confronto attento tra offerte,
  • di pianificazione finanziaria più consapevole.

Chi entra oggi nel mercato deve informarsi di più, ma può farlo in un contesto meno instabile rispetto al recente passato.

Conclusione

Il mutuo nel 2026 non è solo una questione di tasso, ma di strategia personale.

Capire il proprio profilo, valutare le garanzie disponibili e scegliere la formula più adatta diventa fondamentale quanto il prezzo della casa stessa.

E, forse, è proprio questo il vero cambiamento del 2026: meno improvvisazione, più consapevolezza.

Novità mutui 2026: tassi, giovani e nuove opportunità per comprare casa

Il mercato dei mutui torna sotto i riflettori nel 2026. Dopo anni segnati da forti oscillazioni dei tassi, il quadro resta dinamico: il costo del credito è leggermente risalito, ma non mancano occasioni interessanti, soprattutto per giovani e prime case.

Tassi mutui: cosa sta succedendo

Negli ultimi mesi si registra una moderata risalita dei tassi, sia sui mutui a tasso fisso sia su quelli variabili. Le banche, però, continuano a proporre condizioni competitive, anche grazie a una maggiore concorrenza e alle aspettative legate alle future mosse della Banca Centrale Europea.

Il risultato? Mutui un po’ più cari rispetto ai minimi storici, ma ancora sostenibili per chi ha un buon profilo reddituale.

Torna l’interesse per il tasso fisso

In un contesto incerto, molti italiani tornano a preferire il tasso fisso, considerato più sicuro sul lungo periodo. Il variabile resta un’opzione per chi accetta il rischio di oscillazioni, ma la distanza tra le due soluzioni si è ridotta rispetto al passato.

Mutui 2026: cosa sapere prima di firmare

✔ Fisso o variabile?

Il fisso garantisce rate stabili, il variabile può convenire solo con margine di rischio e reddito solido.

✔ Occhio ai tassi BCE

Le decisioni della Banca Centrale Europea influenzano direttamente Euribor e costi dei mutui.

✔ Importo medio in crescita

Aumenta la cifra richiesta per l’acquisto della casa, complice l’aumento dei prezzi immobiliari.

✔ Spese da valutare

Non solo tasso: contano anche istruttoria, perizia, assicurazioni e costi accessori.

Mutui giovani under 36: cosa cambia

Una delle notizie più rilevanti riguarda i giovani sotto i 36 anni. Anche nel 2026 restano attivi strumenti come il Fondo di garanzia prima casa, che facilita l’accesso al credito riducendo l’anticipo richiesto e migliorando le condizioni offerte dalle banche.

Molti istituti propongono mutui dedicati a:

  • giovani coppie,
  • lavoratori under 36,
  • acquirenti della prima casa.

Mutui green: sempre più richiesti

Cresce l’interesse per i mutui green, riservati all’acquisto o alla ristrutturazione di immobili ad alta efficienza energetica. In questi casi le banche applicano spesso tassi agevolati, premiando chi investe in abitazioni sostenibili.

Surroga: conviene ancora?

La surroga del mutuo resta possibile, ma nel 2026 è meno conveniente rispetto agli anni dei tassi ultra-bassi. Conviene soprattutto a chi ha ancora un mutuo acceso a condizioni molto penalizzanti o variabili particolarmente alti.

In sintesi

Il mondo dei mutui nel 2026 è fatto di equilibri delicati: tassi leggermente più alti, ma più strumenti a disposizione di giovani e famiglie. Informarsi, confrontare le offerte e valutare bene il proprio profilo resta la chiave per fare la scelta giusta.

Nel momento in cui si decide di acquistare un’immobile, molto spesso, i coniugi decidono di accedere ad un mutuo cointestato.
La parte mutuataria è costituita da più soggetti che sono tutti obbligati al pagamento dell’intero importo.

Tuttavia, può anche accadere che i coniugi non mettano a disposizione apporti uguali.

Cosa accade in caso di separazione o divorzio?

Il principale vantaggio, riguarda il fatto che, in caso di inadempimento, il creditore potrà agire contro ciascun debitore per l’intero importo. La responsabilità solidale trova applicazione soltanto nei confronti dell’istituto di credito finanziatore, in quanto nei rapporti interni, i cointestatari rispondono per quote.

In caso di separazione, la regola generale è che, il mutuo cointestato deve essere rimborsato da entrambe le parti, in quanto si tratta di un obbligo preso con la Banca per tutta la durata del contratto.

Se uno dei due coniugi o conviventi decidessero di non pagare più le rate del mutuo, la banca potrebbe agire legalmente nei confronti di entrambi, anche uno solo, in caso di inadempienza dell’altro.

Quindi, se due coniugi decidono di separarsi, restano comunque obbligati a continuare a corrispondere le rate del mutuo.

Continuare a pagare le rate del mutuo cointestato dopo la separazione è la soluzione più semplice, tale situazione si verifica nel caso in cui la separazione è stata voluta da entrambe le parti, quindi è consensuale, e/o quando mancano poche rate all’estinzione del mutuo.

In caso di separazione, il mutuo cointestato deve essere rimborsato da parte degli intestatari, che rispondono del debito secondo quanto disposto dal contratto di mutuo. Se la separazione non è consensuale, solitamente è molto difficile riuscire a raggiungere un accordo tra le parti, in tali casi molto spesso è necessario l’intervento del giudice che dovrà valutare il caso concreto, tenendo conto della presenza dei figli e delle capacità reddituali delle parti.

Le altre soluzioni possibili, in aggiunta al pagamento congiunto delle rate da entrambe le parti, sono:

Accollo interno: in cui uno dei coniugi paga le rate del mutuo. Non occorre il consenso della banca;
Accollo esterno: in cui uno dei coniugi esce dal contratto, occorre il consenso della banca;
Vendita dell’immobile;
Estinzione anticipata del mutuo cointestato.
Non esiste una soluzione unica e sopratutto non esiste un’unica soluzione perfetta per tutti.

 

Con il nuovo anno, il Governo ha messo a disposizione contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per sostenere le giovani imprese innovative.

Gli aiuti economici sono pensati anche per mantenere il trend di crescita del terzo trimestre 2022, in cui si è registrato il numero più alto di imprese innovative di sempre (14.708 unità), dopo la pandemia.

Quali  sono le agevolazioni più vantaggiose per avviare o far crescere una startup in Italia?

Vediamole insieme :

RESO AL SUD E NUOVE IMPRESE            TASSO ZERO:

erogano finanziamenti a tassi agevolati e contributi a fondo perduto per progetti d’impresa di entità variabili, rivolti principalmente a startup composte, in parte o totalmente da giovani under 35 o da donne di qualsiasi età.

SMART & START  

L’agevolazione finanzia progetti innovativi con spese tra 100 mila euro e 1,5 milioni di euro tramite un mutuo a tasso agevolato. Il periodo per concretizzare la spesa ed ufuire del finanziamento è molto lungo. L’agevolazione copre anche le spese sostenute per acquisire le conoscenze tecniche direttamente correlate alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa e la progettazione, lo sviluppo, la personalizzazione e il collaudo di impianti tecnologici produttivi. Possono accedere alla seguente agevolazione le startup già costituite e iscritte al Registro delle imprese oppure team di persone con un’idea veramente innovativa e concretizzabile, e le Start up costituite al Sud hanno un fondo perduto del 30% restituendo solo il 70% del finanziamento.

 SMART MONEY

finanzia startup pronte al lancio sul mercato che vogliono avvalersi di servizi specialistici e del know how degli attori del mercato. Il bando elargisce un contributo a fondo perduto a tutte le startup che vogliono finanziare i loro piano di sviluppo e hanno ricevuto capitali di rischio da parte di:

  • business angels;
  • enti abilitati;
  • investitori qualificati.

L’agevolazione nel 2023 è arrivata alla Fase 2 ( Capo III nell’Avviso pubblico del MIMIT) e resta accessibile solo alle startup che hanno completato la fase precedente.

Le startup che hanno già ricevuto o stanno per ricevere un investimento nel capitale di rischio possono ottenere un secondo contributo:

  • a fondo perduto pari al 100% dell’investimento stesso;
  •  per un massimo complessivo di 30 mila euro.

 

Un emendamento approvato al Decreto Milleproroghe in dirittura di arrivo per la conversione in legge prevede novità sull’agevolazione per l’acquisto della prima casa.

In particolare, l’articolo 3, comma 10-quinquies, sospende i termini previsti per l’utilizzo dell’aliquota agevolata prevista ai fini dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa  nonché del credito di imposta a favore della parte acquirente per il caso di riacquisto – entro un anno dall’alienazione della precedente – di una abitazione da adibire sempre a prima casa.

La disposizione in esame, sospende i termini, nel periodo compreso tra il 1° aprile 2022 e il 30 ottobre 2023, previsti ai fini dell’applicazione dell’aliquota agevolata del 2% (anziché del 9 per cento sul valore catastale dell’immobile) per: gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso e agli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell’usufrutto, dell’uso e dell’abitazione relativi alla prima casa (disciplina contenuta nella nota II-bis all’articolo 1 della Tariffa parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro).

Si segnala che le norme contenute nella nota II-bis prevedono alcuni termini volti a disciplinare l’agevolazione in esame in particolare viene stabilito che: per usufruire di questo beneficio, l’abitazione deve trovarsi nel territorio del comune in cui l’acquirente ha la propria residenza, mentre se residente in altro comune, entro 18 mesi dall’acquisto l’acquirente deve trasferire la residenza in quello dove è situato l’immobile.

In caso di dichiarazione mendace o di trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici previsti per la prima casa prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonché una sovrattassa pari al 30 per cento delle stesse imposte.

L’agevolaziobe non si applica nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.

L’aliquota  del 2 per cento si applica anche agli atti di acquisto per i quali l’acquirente sia già titolare di una prima casa a condizione che quest’ultimo immobile sia alienato entro un anno dalla data dell’atto di acquisto.

Pertanto, a seguito della sospensione: il termine per il trasferimento della residenza nell’immobile acquisito come prima casa è prorogato da 18 ad un massimo di 37 mesi, (articolo 3, comma 10-quinquies 182)il termine per il riacquisto della prima casa dopo l’alienazione dell’immobile precedentemente acquisito con le medesime agevolazioni passa da un anno ad un massimo di 2 anni e sette mesi; allo stesso modo passa da un anno ad un massimo di 2 anni e sette mesi il termine entro il quale l’acquirente di un nuovo immobile deve cedere l’immobile precedentemente eletto a residenza come prima casa.

Infine, la norma di cui si tratta, sospende il termine previsto dall’articolo 7 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, ai fini del riconoscimento del credito d’imposta per

Grazie al nuovo bonus per l’acquisto di una casa green (co. 76 della L. 197/2022) puoi ottenere una detrazione al 50% dell’IVA entro il 31 dicembre 2023.

Per ottenere l’agevolazione, gli immobili acquistati devono rientrare nelle classi energetiche A e B e devono essere comprati direttamente dal costruttore o da organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) immobiliari..

Il 50% dell’importo dell’IVA potrebbe essere portato in detrazione ai fini IRPEF in 10 anni.

Possono beneficiarne i soggetti IRPEF, ossia le persone fisiche, che lo applicano all’imposta lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, in misura pari al 50% dell’importo corrisposto per il pagamento IVA sulla casa.

Sono esclusele società di capitali e gli enti non commerciali, essendo soggetti ad IRES.

Vediamo nel corso di questo articolo come fare per ottenere la detrazione dell’IVA al 50% grazie a questo bonus vantaggioso; chi può richiederla e se sono previste ulteriori agevolazioni per comprare case green.

Secondo l’ultimo report di ENEA, il numero di case green vendute è aumentato del +30% nel 2021, dopo un periodo di difficoltà dovuto al lockdown.

Nonostante questi numeri positivi, l’aumento generale del costo della vita impatta anche sul costo finale delle case acquistate. Secondo gli ultimi dati Istat, i prezzi delle abitazioni sono aumentate del +5,2% rispetto all’ultimo trimestre 2021.

Proprio per questo motivo, il Governo vuole venire incontro alle famiglie italiane per facilitare l’acquisto di case a basso impatto ambientale grazie al bonus case green.

L’agevolazione consiste in una detrazione Irpef del 50% sull’importo dell’IVA,dovuta in fattura, per l’acquisto di un immobile a basso impatto ambientale, quindi di classe energetica A o B. L’acquisto deve avvenire direttamente tramite il costruttore, senza intermediari.

La detrazione Irpef viene ripartita in 10 anni, come per la maggior parte delle detrazioni relative ai bonus edilizi e si riferisce agli acquisti 2023. Serve per ammortizzare le spese accessorie sul totale dovuto dalla compravendita.

Ma non finisce qui: il bonus casa green dovrebbe prevedere anche un’agevolazione sul pagamento delle imposte di registro, ipotecarie e catastali.

Le tasse sull’acquisto della casa sarebberoridotte ad una cifra forfettaria di circa 200 euro.

In aggiunta al taglio dell’IVA sarebbe un bel risparmio sul costo complessivo della tua nuova casa ma tutto è ancora da stabilire con l’approvazione della Manovra 2023.

Il bonus case green, se approvato nel testo definitivo della Legge di Bilancio, sarebbe valido a partire dal 1 gennaio 2023 fino al 31 dicembre dell’anno nuovo
Una definizione univoca di casa green non esiste ma si può determinare l’impatto di un’abitazione sull’ambiente in base alla quantità di energia che consuma, distinta in classi energetiche (indicate dalle lettere dell’alfabeto A, B, C, D, E, F, G).

Detto in altre parole, la classe energetica di una casa misura quanto essa sia efficiente in termini di consumo energetico e di materiali costruttivi.

Nel caso specifico del bonus casa green, la classe energetica determina se un’abitazione che vogliamo acquistare rientra nell’agevolazione dello Stato o meno.