Per molti contribuenti italiani, il mutuo rappresenta una delle spese più importanti del bilancio familiare. La buona notizia è che nel Modello 730/2026, relativo ai redditi 2025, è possibile ottenere un risparmio fiscale grazie alla detrazione IRPEF sugli interessi passivi del mutuo, a condizione di rispettare alcuni requisiti previsti dalla normativa.

Vediamo nel dettaglio quanto si può scaricare, chi ne ha diritto e quali documenti servono per non perdere il beneficio fiscale.

Quanto si può detrarre nel 730/2026

Chi ha stipulato un mutuo per acquistare la prima casa può beneficiare di una detrazione IRPEF del 19% sugli interessi passivi pagati alla banca nel corso del 2025.

La detrazione si applica su un importo massimo di 4.000 euro all’anno tra interessi e alcune spese collegate al mutuo.

Questo significa che il risparmio massimo ottenibile è pari a:

4.000 euro × 19% = 760 euro

Un importo certamente interessante, soprattutto in un periodo in cui i tassi di interesse hanno avuto oscillazioni importanti.

Quali spese si possono scaricare

Non sono detraibili soltanto gli interessi pagati alla banca. Nel beneficio fiscale possono rientrare anche alcune spese accessorie direttamente collegate al mutuo, tra cui:

  • spese di istruttoria bancaria;
  • costi della perizia tecnica dell’immobile;
  • alcune spese notarili riferite al contratto di mutuo (non al rogito di compravendita);
  • oneri fiscali connessi al finanziamento.

La banca, ogni anno, rilascia una certificazione degli interessi passivi pagati, documento fondamentale per compilare correttamente il 730.

I requisiti per ottenere la detrazione

Per poter scaricare gli interessi del mutuo è necessario rispettare precise condizioni.

1. Il mutuo deve essere per l’abitazione principale

La detrazione riguarda il mutuo contratto per acquistare l’abitazione principale, cioè quella in cui il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente.

2. Tempistiche da rispettare

L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro 12 mesi dall’acquisto.

Inoltre, il mutuo deve essere stipulato entro 12 mesi prima o dopo il rogito notarile.

3. Doppio requisito: proprietario e intestatario

Per avere diritto alla detrazione è necessario essere contemporaneamente:

  • intestatari del mutuo;
  • proprietari dell’immobile.

Se manca uno dei due requisiti, la detrazione potrebbe non spettare.

Mutuo cointestato: come funziona

Molto frequente è il caso dei mutui cointestati tra coniugi o conviventi.

In linea generale, ciascun intestatario può detrarre la quota di interessi effettivamente sostenuta, in proporzione alla propria intestazione del mutuo.

Ad esempio:

  • interessi annui pagati: 3.600 euro
  • mutuo cointestato al 50%

Ogni intestatario potrà indicare nel proprio 730 1.800 euro di interessi passivi.

In alcuni casi particolari, come il coniuge fiscalmente a carico, possono applicarsi regole differenti.

Quando la detrazione non spetta

È bene ricordare che il beneficio fiscale normalmente non è riconosciuto per:

  • mutui relativi a seconde case;
  • immobili non destinati ad abitazione principale;
  • somme pagate da soggetti non intestatari del finanziamento;
  • mutui che non rispettano i requisiti temporali previsti dalla legge.

Documenti da conservare

Per evitare problemi in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate è importante conservare:

  • certificazione bancaria annuale degli interessi pagati;
  • contratto di mutuo;
  • atto di acquisto dell’immobile;
  • fatture notarili riferite al mutuo;
  • eventuale documentazione delle spese accessorie.

Conclusioni

La detrazione degli interessi sul mutuo nel 730/2026 rappresenta un’opportunità concreta per alleggerire il peso delle rate e recuperare parte delle somme versate alla banca. Tuttavia, per beneficiare del vantaggio fiscale è fondamentale verificare attentamente requisiti, tempistiche e documentazione.

Un controllo accurato prima della dichiarazione dei redditi può evitare errori e consentire di ottenere il massimo rimborso spettante.

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Il mercato dei mutui in Italia sta vivendo una fase di apparente calma, ma dietro la stabilità attuale iniziano a comparire segnali che potrebbero cambiare rapidamente lo scenario nella seconda metà del 2026.

Dopo i forti aumenti degli ultimi anni, molte famiglie speravano in una discesa definitiva dei tassi. La situazione però resta delicata: la BCE ha momentaneamente mantenuto invariati i tassi di interesse, ma l’inflazione europea continua a rappresentare un elemento di preoccupazione per i mercati finanziari.

Tassi mutui: cosa sta succedendo

Attualmente i mutui a tasso fisso risultano ancora molto richiesti dagli italiani. La maggior parte delle nuove richieste continua infatti a orientarsi verso rate certe e senza sorprese.

I migliori mutui fissi di maggio 2026 si collocano mediamente tra il 2,7% e il 3,1%, mentre i variabili oscillano tra il 2,4% e il 2,9%.

Una differenza non enorme che sta spingendo molti consumatori a scegliere la sicurezza del fisso, soprattutto considerando che l’Euribor ha iniziato lentamente a risalire.

Mutuo fisso o variabile nel 2026?

La domanda più frequente resta sempre la stessa: conviene il fisso o il variabile?

Quando conviene il fisso

Il mutuo a tasso fisso è ideale per:

  • chi desidera una rata stabile;
  • famiglie con budget mensile rigido;
  • chi teme futuri aumenti dei tassi;
  • mutui lunghi da 20 o 30 anni.

Quando può convenire il variabile

Il tasso variabile può invece essere interessante per:

  • chi pensa di vendere casa entro pochi anni;
  • chi prevede future surroghe;
  • chi ha maggiore capacità economica per sostenere eventuali aumenti della rata;
  • chi vuole approfittare dei tassi inizialmente più bassi.

Le previsioni per fine 2026

Gli analisti ritengono possibile un ritorno graduale dei rialzi BCE entro la fine del 2026, soprattutto se l’inflazione dovesse continuare a crescere.

In questo scenario:

  • il tasso variabile potrebbe tornare a salire;
  • le banche potrebbero irrigidire le condizioni di accesso al credito;
  • aumenterebbe nuovamente l’interesse verso le surroghe.

Surroghe: momento favorevole

Molti mutuatari stanno già valutando la surroga per bloccare condizioni più vantaggiose prima di eventuali aumenti.

Chi ha acceso un mutuo tra il 2022 e il 2024 con tassi elevati potrebbe oggi ottenere condizioni migliori rispetto al passato recente.

Consigli pratici per chi deve fare un mutuo oggi

Prima di firmare un mutuo è importante:

  • confrontare più preventivi;
  • valutare il TAEG e non solo il TAN;
  • controllare eventuali spese accessorie;
  • simulare possibili aumenti della rata;
  • verificare le condizioni di estinzione anticipata.

In conclusioni 2026 potrebbe rappresentare un anno di transizione per il mercato dei mutui. Oggi i tassi risultano ancora abbastanza competitivi, ma le prossime decisioni della BCE saranno decisive per capire l’andamento futuro.

Per questo motivo, chi sta pensando di acquistare casa o surrogare il proprio mutuo dovrebbe monitorare attentamente il mercato e valutare con attenzione tempi e tipologia di finanziamento.

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Negli ultimi mesi il tema della surroga del mutuo è tornato al centro dell’attenzione. Dopo anni di tassi in crescita, il 2026 si apre con uno scenario diverso: il costo del denaro sta lentamente scendendo e molte famiglie si chiedono se sia il momento giusto per cambiare banca e risparmiare sulla rata.

Ma conviene davvero fare la surroga oggi? Vediamolo in modo semplice e concreto.

📉 Perché oggi si parla tanto di surroga

Il motivo principale è legato alle decisioni della Banca Centrale Europea, che dopo i forti rialzi tra il 2022 e il 2023 ha iniziato una fase di stabilizzazione e graduale riduzione dei tassi.

Questo ha portato a:

  • Un calo dei mutui a tasso fisso
  • Una leggera discesa anche dei variabili
  • Nuove offerte più convenienti rispetto al passato recente

In sostanza, si sta creando una finestra favorevole per chi vuole risparmiare.

💡 Cos’è la surroga del mutuo

La surroga (o portabilità) consente di trasferire il mutuo da una banca a un’altra ottenendo condizioni migliori, senza costi.

I vantaggi principali:

  • Nessuna penale
  • Zero spese notarili e istruttoria
  • Possibilità di ridurre rata o durata

📊 Quando conviene davvero nel 2026

La surroga è particolarmente conveniente se ti trovi in una di queste situazioni:

  • Hai acceso il mutuo tra il 2022 e il 2023
  • Hai un tasso variabile e la rata è aumentata molto
  • Hai un fisso superiore al 3,5% – 4%
  • Ti restano ancora molti anni da pagare

👉 In questi casi il risparmio può essere anche di 100–150 euro al mese, a seconda dell’importo.

Anche nel mese di febbraio continua la risalita dei  tassi di interesse sui prestiti. Il mese scorso aveva colpito il fatto che il tasso applicato sui mutui a dicembre 2022 avesse sfondato il tetto del 3 per cento. A gennaio 2023 quel valore ha fatto un altro del salto, raggiungendo un valore medio del 3,53 per cento, con un incremento dello 0,52% (dal 3,01% di dicembre). Anche per le imprese c’è un rincaro, anche se meno marcato e nell’ordine dello 0,15%: dal 3,55% si passa al 3,7 per cento. L’aumento medio dei tassi di interesse, che ovviamente segue i ritocchi al rialzo da parte della Bce, a gennaio è stato dal 3,2 al 3,51 per cento. È quanto emerge dal bollettino mensile dell’Abi pubblicato oggi, martedì 14 febbraio.
Con l’aumento dei tassi si sta bloccando anche il mercato immobiliare che ha subito una flessione in discesa sulle vendite .

Sempre il mese scorso, i prestiti a imprese e famiglie sono aumentati del +1,3% rispetto a un anno fa, come evidenziato già dalla Banca d’Italia nei giorni scorsi. L’analisi dell’Abi, dimostra come a dicembre 2022, i prestiti alle imprese sono rimasti fermi su base annua, mentre quelli per le famiglie sono aumentati del 3,3 per cento.

 

Il primo trimestre del 2026 segna una fase di relativa stabilità per il mercato dei mutui in Italia, dopo anni caratterizzati da forti oscillazioni dei tassi di interesse.

Per chi sta valutando l’acquisto della prima casa, il contesto attuale presenta opportunità interessanti, ma anche alcune variabili da considerare con attenzione.

Dopo i picchi registrati tra il 2022 e il 2023, quando i tassi avevano superato il 4%, nei primi mesi del 2026 si osserva un ritorno a livelli più contenuti.

Il tasso medio sui nuovi mutui si colloca intorno al 3,3% – 3,4%, segnalando una fase di normalizzazione.

Questo rallentamento è legato principalmente alla politica monetaria più prudente della Banca Centrale Europea, che ha ridotto la pressione sui costi del credito, senza però riportarli ai minimi storici del periodo pre-2022.

Una delle scelte più importanti per chi accende un mutuo resta quella tra tasso fisso e variabile.

Il tasso fisso continua a essere la soluzione più scelta dalle famiglie italiane, con valori medi compresi tra il 2,8% e il 3,5%. Il suo principale vantaggio è la stabilità della rata nel tempo, che consente una pianificazione finanziaria senza sorprese.

Il tasso variabile, invece, risulta generalmente più conveniente nel breve periodo, con livelli intorno al 2,6% – 3%.

Tuttavia, è legato all’andamento dell’Euribor e quindi soggetto a possibili oscillazioni future.

In questo scenario, la preferenza per il fisso resta elevata, soprattutto tra chi cerca sicurezza in un contesto economico ancora incerto.

Per comprendere meglio l’impatto dei tassi attuali, possiamo considerare un esempio tipico: un mutuo da 100.000 euro con durata di 20 anni.

Con un tasso fisso intorno al 3,5%, la rata mensile si aggira intorno ai 580 euro. Si tratta di un livello sostenibile per molte famiglie, anche se superiore rispetto agli anni in cui il costo del denaro era vicino allo zero.

Nel primo trimestre del 2026 si registra una ripresa della domanda di mutui da parte delle famiglie. Questo trend è sostenuto da una maggiore fiducia dei consumatori e da condizioni di accesso al credito più favorevoli rispetto al recente passato.

Parallelamente, il mercato immobiliare mostra segnali di vivacità, con prezzi che rimangono sostenuti, soprattutto nelle grandi città e per gli immobili ad alta efficienza energetica.

Le abitazioni “green” continuano infatti ad attrarre l’interesse degli acquirenti, anche grazie a una maggiore attenzione ai costi energetici nel lungo periodo.

Guardando al resto del 2026, gli esperti prevedono un andamento dei tassi relativamente stabile, con possibili lievi variazioni legate alle decisioni della BCE.

Il tasso fisso potrebbe registrare piccoli aumenti, mentre il variabile continuerà a essere competitivo ma più esposto all’incertezza dei mercati.

Il primo trimestre del 2026 offre un contesto più equilibrato per chi desidera acquistare casa.

I tassi sono tornati su livelli gestibili, anche se non ai minimi storici, e le condizioni di accesso al credito risultano più favorevoli rispetto agli anni recenti.

In questo scenario, la scelta del mutuo ideale dipende soprattutto dal profilo del mutuatario: chi privilegia la sicurezza continuerà a orientarsi verso il tasso fisso, mentre chi è disposto ad accettare un certo grado di rischio potrebbe beneficiare delle condizioni più vantaggiose del variabile.

Valutare attentamente le proprie esigenze e confrontare le offerte resta, oggi più che mai, il passo fondamentale per fare una scelta consapevole.

Dopo settimane di aumenti, arriva un primo segnale positivo dal mercato immobiliare statunitense: i tassi sui mutui iniziano a scendere. A rilevarlo è Freddie Mac, uno dei principali osservatori del settore, che segnala un’inversione di tendenza seppur ancora moderata.

I dati della settimana

Nel dettaglio, il tasso medio dei mutui a tasso fisso a 30 anni è sceso al 6,37%, rispetto al 6,46% della settimana precedente. Anche i mutui a 15 anni registrano una lieve flessione, passando dal 5,77% al 5,74%.

Si tratta di un calo contenuto, ma significativo perché interrompe una serie di cinque settimane consecutive di rialzi.

Un segnale importante, ma non definitivo

La discesa dei tassi rappresenta un primo segnale di stabilizzazione, ma il livello resta comunque elevato rispetto agli standard degli ultimi anni. Il mercato immobiliare continua infatti a risentire di vari fattori macroeconomici, tra cui:

  • l’andamento dell’inflazione
  • le decisioni della Federal Reserve
  • le tensioni geopolitiche
  • il rendimento dei Treasury americani

Per questo motivo, è ancora presto per parlare di una vera inversione strutturale.

Impatto sul mercato immobiliare

Il calo dei tassi potrebbe però avere effetti positivi nel breve periodo. In particolare:

  • potrebbe incentivare nuovi acquirenti ad entrare nel mercato
  • rendere leggermente più sostenibili le rate dei mutui
  • favorire una ripresa delle compravendite nella stagione primaverile

Tuttavia, l’accessibilità resta un tema centrale, soprattutto per le famiglie con redditi medi.

Confronto con l’Europa e l’Italia

Se confrontati con il mercato europeo, i tassi statunitensi risultano ancora significativamente più alti. In Italia, ad esempio, i mutui si attestano mediamente su livelli intorno al 3-4%, circa la metà rispetto agli Stati Uniti.

Questa differenza evidenzia dinamiche economiche e monetarie profondamente diverse tra le due aree.

Conclusioni

Il recente calo dei tassi sui mutui negli Stati Uniti rappresenta un segnale incoraggiante, ma ancora fragile. Gli operatori del settore restano prudenti, in attesa di capire se si tratti di un episodio isolato o dell’inizio di una fase più favorevole per il mercato immobiliare.

Per chi guarda all’evoluzione dei mutui – anche in Italia – monitorare questi segnali resta fondamentale: spesso, infatti, le dinamiche americane anticipano tendenze globali.

Buone notizie per chi sogna di acquistare una casa: a febbraio 2026, il tasso medio sui mutui per l’acquisto di abitazioni è sceso al 3,42%, registrando un calo rispetto ai mesi precedenti. Il dato arriva dall’ultimo bollettino dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), confermando una tendenza positiva per i futuri mutuatari.

Un tasso medio più basso si traduce in rate mensili più leggere e un costo complessivo del finanziamento più contenuto. Se stai pensando di comprare casa, questo è un momento interessante per valutare le offerte disponibili sul mercato e confrontare diverse banche, sia per mutui a tasso fisso sia per mutui a tasso variabile.

Secondo l’ABI:

  • La raccolta bancaria continua a crescere, segnale di fiducia nel sistema bancario.
  • I crediti deteriorati delle banche sono in diminuzione, indicando una maggiore solidità del portafoglio prestiti.

Questi elementi contribuiscono a creare un ambiente favorevole per chi vuole accedere a un mutuo, anche in un periodo in cui i tassi di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE) restano un fattore chiave da monitorare.

Consigli per chi vuole un mutuo

  1. Confronta le offerte: non fermarti al tasso medio, ma valuta spread, durata e eventuali costi aggiuntivi.
  2. Valuta il tipo di tasso: fisso per sicurezza, variabile per approfittare di eventuali cali futuri.
  3. Calcola la rata complessiva: un piccolo calo di tasso può fare grande differenza sul lungo termine.

In sintesi, febbraio 2026 porta con sé un’opportunità concreta per chi desidera acquistare casa. Restare informati sui trend dei tassi e sulle offerte bancarie può significare risparmiare migliaia di euro nel corso degli anni.

Negli ultimi anni il mercato dei prestiti in Italia ha attraversato diversi cambiamenti, influenzati soprattutto dalle decisioni della Banca Centrale

Europea e dall’andamento dell’economia. Nel 2026 il settore del credito ai consumatori mostra segnali di stabilità, con tassi leggermente più favorevoli rispetto al passato ma con controlli più rigorosi da parte delle banche.

In questo articolo vediamo quali sono le principali novità sui prestiti nel 2026 e cosa bisogna sapere prima di richiedere un finanziamento.                                                         Tassi di interesse più stabili

Una delle novità più importanti riguarda i tassi di interesse. Dopo i forti aumenti registrati negli anni precedenti, nel 2026 i tassi sui prestiti personali risultano più stabili e, in alcuni casi, leggermente in calo.

Attualmente i prestiti personali presentano mediamente:

  • un TAN compreso tra circa il 5,9% e il 6,7%;
  • un TAEG che varia tra il 6,8% e l’8,5%, a seconda della banca, della durata del prestito e delle spese accessorie.

Questo significa che, rispetto agli anni più difficili del mercato del credito, oggi ottenere un prestito può risultare leggermente meno costoso per i consumatori.

Nonostante i tassi più stabili, le banche hanno introdotto criteri più severi per concedere finanziamenti. Gli istituti di credito tendono infatti a valutare con maggiore attenzione:

  • la stabilità del lavoro;
  • il reddito mensile;
  • eventuali altri finanziamenti in corso;
  • lo storico creditizio del richiedente.

Questo comporta che ottenere un prestito sia ancora possibile, ma è importante presentare una situazione economica chiara e sostenibile.

Negli ultimi mesi si è registrato anche un aumento delle richieste di prestiti da parte dei cittadini. Molte famiglie utilizzano i finanziamenti per affrontare spese importanti o per gestire meglio il proprio bilancio.

Tra i motivi più comuni per richiedere un prestito troviamo:

  • acquisto di un’auto;
  • ristrutturazione della casa;
  • spese impreviste;
  • consolidamento di debiti;
  • liquidità personale.

Questa tendenza dimostra come il credito al consumo continui a rappresentare uno strumento importante per la gestione delle spese familiari.

Per capire meglio i costi, facciamo una simulazione semplice.

Immaginiamo di richiedere un prestito di 10.000 euro con una durata di 5 anni. Con un TAEG medio intorno al 7%, la rata mensile potrebbe essere di circa 190-200 euro.

Il 2026 si sta rivelando un anno di trasformazione per il mercato dei prestiti bancari. Dopo una fase di forte espansione nel 2024-2025, il settore sta vivendo un momento di assestamento, caratterizzato da maggiore attenzione al rischio, crescita del credito digitale e nuove sfide legate alla tecnologia.

Vediamo cosa sta succedendo.

Negli ultimi mesi alcuni casi internazionali hanno acceso i riflettori sulla gestione del rischio nei finanziamenti immobiliari e strutturati. Il crollo del prestatore britannico Market Financial Solutions ha sollevato interrogativi sulla solidità dei prestiti “bridge” e sulle esposizioni delle grandi banche d’investimento.

Questo episodio ha spinto molti istituti a:

  • rafforzare i controlli interni,
  • rivedere le politiche di concessione del credito,
  • aumentare le garanzie richieste ai clienti.

Il risultato? Un credito più selettivo, soprattutto nei settori considerati più volatili.

Un altro tema caldo riguarda le frodi nei prestiti. La Commonwealth Bank of Australia ha avviato indagini su presunti finanziamenti fraudolenti per circa 1 miliardo di dollari, legati all’uso di documenti falsificati tramite strumenti di intelligenza artificiale.

Questo fenomeno sta portando le banche a investire in:

  • sistemi avanzati di riconoscimento documentale,
  • verifiche biometriche,
  • algoritmi antifrode basati su machine learning.

Paradossalmente, l’AI è sia parte del problema che parte della soluzione.

Intanto cresce il credito digitale.

Se da un lato aumenta la prudenza, dall’altro il credito digitale continua a espandersi. In India, il gruppo Bharti Airtel ha annunciato un investimento di oltre 2 miliardi di dollari per rafforzare le attività di digital lending tramite la controllata Airtel Money.

Questo trend conferma tre dinamiche chiave:

  1. Accesso al credito sempre più via smartphone.
  2. Valutazioni basate su dati alternativi (pagamenti digitali, comportamento online).
  3. Maggiore competizione tra banche tradizionali e fintech.

Anche le istituzioni multilaterali stanno potenziando la loro capacità di finanziamento. La International Finance Corporation, parte del Gruppo Banca Mondiale, ha strutturato strumenti assicurativi per ampliare la propria capacità di erogare prestiti nei Paesi emergenti.

L’obiettivo è sostenere:

  • PMI,
  • progetti infrastrutturali,
  • edilizia residenziale per fasce a basso reddito.

In un contesto di riduzione degli aiuti pubblici, il credito diventa uno strumento centrale per la crescita economica.

Per i clienti finali, lo scenario 2026 presenta luci e ombre:

Aspetti positivi

  • Maggiore digitalizzazione e tempi di approvazione più rapidi.
  • Nuove forme di finanziamento più flessibili.
  • Maggiore trasparenza nei processi.

Aspetti critici

  • Criteri di valutazione più rigidi.
  • Maggior attenzione al merito creditizio.
  • Tassi che restano sensibili alle decisioni delle banche centrali.

Le tendenze da monitorare nei prossimi mesi

  • Evoluzione dei tassi di interesse.
  • Impatto dell’AI sui processi di concessione.
  • Stabilità del credito immobiliare.
  • Crescita dei prestiti retail e personali.

In conclusione il mercato dei prestiti nel 2026 non è in crisi, ma è in fase di maturazione. Dopo anni di espansione, il sistema bancario sta entrando in una fase più selettiva e tecnologicamente avanzata.

Per chi richiede un finanziamento, la parola chiave è preparazione: documentazione in ordine, buon profilo creditizio e confronto tra più offerte.

Se stai pensando di comprare casa e ti stai chiedendo “Ma quanto sono i tassi dei mutui adesso?”, sei in buona compagnia.

Dopo anni di forti rialzi, marzo 2026 si apre con una situazione molto più stabile rispetto al passato recente. Ma cosa significa, in concreto, per chi vuole accendere un mutuo?

Facciamo chiarezza.

Qual è il tasso medio oggi?

L’ultimo dato ufficiale pubblicato dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) indica che:

👉 Il tasso medio sui nuovi mutui per acquisto casa è intorno al 3,37% (dato di fine 2025).

I dati specifici di marzo verranno pubblicati più avanti, ma il mercato non ha registrato variazioni significative nelle ultime settimane, quindi i livelli restano sostanzialmente in quella fascia.

In parole semplici: oggi i mutui si muovono mediamente tra il 3% e il 4%.

Mutuo a tasso fisso: quanto si paga?

Nel caso del tasso fisso, la rata resta identica per tutta la durata del mutuo.

Le offerte di mercato attuali si collocano generalmente tra:

  • 3,0% e 3,8%

Dipende molto dalla durata (20, 25 o 30 anni), dall’importo richiesto e dal valore dell’immobile.

Il tasso fisso è spesso scelto da chi vuole certezza: sai già oggi quanto pagherai tra 10 o 20 anni.

Mutuo a tasso variabile: conviene?

Il variabile segue l’andamento dell’Euribor, che attualmente si aggira intorno al 2% sulle scadenze più utilizzate.

A questo valore la banca aggiunge il proprio spread, e il risultato finale porta molti mutui variabili in una fascia simile al fisso, intorno al 3% circa all’inizio.

La differenza?

La rata può salire o scendere nel tempo.

Se nei prossimi mesi i tassi europei dovessero diminuire, il variabile potrebbe diventare più conveniente. Ma non c’è la certezza assoluta.

Che ruolo ha la BCE?

La situazione è più tranquilla anche grazie alle decisioni della Banca Centrale Europea, che negli ultimi mesi ha mantenuto i tassi stabili.

Questo ha ridotto le oscillazioni e reso il mercato più prevedibile rispetto al biennio precedente, quando i mutui erano aumentati rapidamente.

È un buon momento per comprare casa?

La risposta dipende sempre dalla situazione personale. Però possiamo dire che:

  • I tassi non sono più ai minimi storici di qualche anno fa.
  • Non siamo nemmeno nei momenti di picco.
  • Il mercato è più stabile e leggibile.

Per chi ha un lavoro stabile e un buon anticipo, marzo 2026 rappresenta un contesto più sereno rispetto al recente passato.