Un nuovo passo a sostegno delle nuove generazioni. Il Ministero per lo Sport e i Giovani e l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) hanno firmato il protocollo che rende pienamente operativo il Fondo per il Credito ai Giovani, lo strumento che consente agli studenti di accedere a finanziamenti garantiti dallo Stato per sostenere il proprio percorso di formazione.

L’accordo punta a rafforzare la collaborazione tra istituzioni e sistema bancario, con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito per studenti meritevoli, superando l’ostacolo delle garanzie personali o familiari.

Fino a 70 mila euro per studiare

Il Fondo prevede la possibilità di ottenere:

  • fino a 50.000 euro per percorsi universitari e di alta formazione in Italia;
  • fino a 70.000 euro per programmi di studio all’estero.

Le risorse potranno essere utilizzate per corsi di laurea, lauree magistrali, master, ITS, percorsi AFAM, scuole di specializzazione e corsi di lingua. La caratteristica centrale è la garanzia pubblica, che consente ai giovani di richiedere il finanziamento senza dover presentare garanzie patrimoniali.

A chi si rivolge la misura

Il Fondo è destinato a giovani tra i 18 e i 35 anni che intendono investire nella propria formazione. L’obiettivo dichiarato è sostenere il merito e favorire l’accesso agli studi anche in assenza di risorse economiche familiari adeguate.

Il ruolo delle istituzioni e delle banche

Il protocollo, firmato dal ministro Andrea Abodi e dai rappresentanti dell’ABI, rappresenta un’intesa strategica tra pubblico e privato. Le banche aderenti potranno erogare i prestiti con la copertura del Fondo, mentre la gestione operativa sarà affidata a CONSAP S.p.A., società pubblica incaricata della gestione delle garanzie statali.

Secondo il Ministero, si tratta di un “patto di fiducia” verso i giovani, in un momento in cui l’investimento nella formazione è sempre più decisivo per l’ingresso nel mercato del lavoro e per la competitività del Paese.

Un investimento sul capitale umano

La misura si inserisce in un quadro più ampio di politiche a sostegno dell’autonomia giovanile. Facilitare l’accesso al credito per studiare, soprattutto per esperienze internazionali, significa puntare sul capitale umano e ridurre le disuguaglianze legate alle condizioni economiche di partenza.

Il nuovo protocollo segna dunque un rilancio operativo del Fondo, con l’ambizione di trasformarlo in uno strumento strutturale a supporto delle nuove generazioni.

Finanziamenti e prestiti 2026: cosa sta cambiando per imprese e privati

Il 2026 si apre con uno scenario del credito in evoluzione. Dopo anni segnati da inflazione elevata e rialzi dei tassi, il mercato dei finanziamenti mostra segnali di stabilizzazione e, in alcuni comparti, di ripresa. Imprese e famiglie tornano a guardare al credito come leva strategica, ma con maggiore attenzione alla sostenibilità finanziaria.

In questo articolo analizziamo le principali novità e tendenze su finanziamenti e prestiti per imprese e privati.

Andamento dei tassi e accesso al credito

Uno dei fattori più rilevanti resta l’andamento dei tassi di interesse. Dopo il ciclo restrittivo delle banche centrali nel biennio precedente, il costo del denaro ha iniziato a ridimensionarsi, favorendo:

  • Maggiore richiesta di mutui casa

  • Ripresa dei finanziamenti alle PMI

  • Crescita del credito al consumo

Le banche stanno gradualmente allentando le condizioni di accesso, pur mantenendo criteri di valutazione del rischio più rigorosi rispetto al periodo pre-2022. L’attenzione si concentra su solidità reddituale, sostenibilità delle rate e livello di indebitamento complessivo.

Mutui e prestiti per le famiglie

1. Mutui immobiliari

Il mercato dei mutui mostra segnali di ripartenza. Molti istituti propongono:

  • Tassi fissi nuovamente competitivi

  • Soluzioni miste o a tasso variabile con cap

  • Promozioni dedicate ai giovani under 36

L’interesse per la surroga resta elevato, soprattutto per chi ha acceso un mutuo in periodi di tassi più alti e oggi vuole ridurre la rata mensile.

2. Credito al consumo

I prestiti personali e finalizzati (auto, ristrutturazioni, elettrodomestici, viaggi) sono in crescita. Tuttavia:

  • Gli importi medi richiesti risultano più contenuti

  • Le famiglie tendono a pianificare con maggiore prudenza

  • Aumenta l’utilizzo di soluzioni digitali e fintech

Le piattaforme online permettono oggi di ottenere un finanziamento in tempi molto rapidi, con procedure semplificate e firma digitale.

Finanziamenti alle imprese: opportunità e prudenza

Per le imprese, soprattutto PMI, il credito torna a essere uno strumento strategico per:

  • Investimenti in innovazione e digitalizzazione

  • Transizione energetica

  • Internazionalizzazione

  • Rafforzamento del capitale circolante

1. Credito bancario tradizionale

Le banche mostrano maggiore apertura rispetto ai mesi più complessi, ma privilegiano:

  • Aziende con bilanci solidi

  • Settori meno esposti a volatilità

  • Progetti con chiari piani di rientro

La qualità del credito resta un elemento centrale: la stabilità dei tassi di default contribuisce a un clima di maggiore fiducia nel sistema.

2. Garanzie pubbliche e strumenti agevolati

Continuano a svolgere un ruolo importante:

  • Fondo di Garanzia per le PMI

  • Incentivi per investimenti green e digitali

  • Misure previste dalla Legge di Bilancio 2026

Le agevolazioni pubbliche rappresentano una leva fondamentale per facilitare l’accesso al credito, riducendo il rischio per gli istituti finanziatori.

Crescita del fintech e del credito digitale

Il settore fintech consolida la propria presenza nel mercato del credito. Le principali tendenze includono:

  • Prestiti completamente digitali

  • Valutazione del merito creditizio tramite algoritmi avanzati

  • Micro-finanziamenti per professionisti e partite IVA

  • Piattaforme di lending tra privati e crowdfunding

Per le imprese innovative e le startup, il crowdfunding e il direct lending rappresentano alternative sempre più utilizzate rispetto al canale bancario tradizionale.

Attenzione al sovraindebitamento

Nonostante il clima più favorevole, il 2026 si caratterizza per una maggiore consapevolezza finanziaria. Famiglie e imprese stanno adottando un approccio più prudente:

  • Maggiore analisi della capacità di rimborso

  • Preferenza per piani rateali sostenibili

  • Ricorso a consulenze finanziarie specializzate

La normativa sul sovraindebitamento continua a offrire strumenti di tutela per chi si trova in difficoltà, ma la prevenzione resta la strategia migliore.

Prospettive per il 2026

Le previsioni indicano:

  • Crescita moderata dei prestiti complessivi

  • Stabilità dei tassi con possibile ulteriore lieve riduzione

  • Incremento dei finanziamenti legati a sostenibilità e innovazione

Le imprese che investono in transizione digitale ed energetica potranno beneficiare di condizioni più favorevoli. Per i privati, il mercato appare più accessibile rispetto agli anni precedenti, ma richiede sempre attenzione nella scelta del prodotto finanziario.

Conclusione

Il 2026 segna una fase di riequilibrio nel settore dei finanziamenti e prestiti. Dopo un periodo di forte pressione sui tassi, il mercato si stabilizza e torna a offrire opportunità interessanti sia per le imprese sia per le famiglie.

Il credito torna a essere un motore di sviluppo, ma in un contesto più maturo, dove pianificazione, sostenibilità e analisi del rischio giocano un ruolo centrale.

Per chi sta valutando un finanziamento, il consiglio è confrontare le offerte, analizzare attentamente i costi complessivi (TAEG) e scegliere soluzioni coerenti con i propri obiettivi finanziari di medio-lungo periodo.

All’inizio di febbraio 2026, i dati di mercato confermano una leggera salita dei tassi sui nuovi mutui, ma con qualche sfumatura importante:

  • L’Eurirs (parametro di riferimento per i mutui fissi) è in rialzo, contribuendo a tassi fissi più elevati.
  • L’Euribor (parametro dei mutui variabili) ha mostrato una lieve flessione, rendendo il variabile più interessante per importi e durate specifiche.  

👉 In breve: mentre i tassi fissi continuano a essere condizionati dall’aumento dei parametri di mercato, il variabile resta competitivo se gli indici riflettono qualche discesa o stagnazione.

Una delle domande più frequenti — specialmente dopo anni di tassi BCE più bassi rispetto ai picchi post-pandemia — è: perché i mutui non si abbassano di più?

La risposta è multifattoriale:

  • La Banca Centrale Europea ha mantenuto i tassi ufficiali stabili (con il tasso sui depositi vicino al 2%), spingendo l’Eurozona verso una politica monetaria di prudenza piuttosto che di tagli aggressivi.  
  • I mercati finanziari e le banche aggiungono spread e costi operativi che mantengono elevati i tassi finali proposti ai consumatori.
  • Parametri come l’IRS e l’Euribor, che influenzano i costi dei mutui fissi e variabili, possono muoversi in direzioni diverse e con ritardo rispetto alle decisioni della BCE.

Questo significa che, pur in presenza di tassi ufficiali relativamente “stabili”, il costo reale dei mutui può restare alto o addirittura aumentare per chi si affaccia oggi sul mercato.

✔️ 

Se pensi al tasso fisso

  • Hai stabilità e prevedibilità: la rata non cambia con l’andamento dei mercati.
  • Ma paghi un premio per questa sicurezza: i tassi fissi sono più alti dei variabili in media nel periodo gennaio-febbraio 2026.  

✔️ 

Se valuti il tasso variabile

  • Potresti beneficiare di tassi più bassi oggi, soprattutto se gli indici come l’Euribor restano contenuti.  

Tuttavia il rischio è legato alle oscillazioni dei tassi di mercato: se salgono, la rata può aumentare.

Gennaio 2026: i tassi fissi medi viaggiano sopra il 3,4%, i variabili sotto il 3% (a seconda dell’indice). 

📌 Febbraio 2026: continua la tendenza a tassi di mutuo più alti rispetto agli ultimi anni, con leggere differenze tra fisso e variabile e segnali di mercato misti. 

👉 In sostanza, chi si affaccia al mercato non trova più tassi ai minimi storici, ma lo scenario resta gestibile confrontando con attenzione prodotti e tipologie, valutando rischio/rendimento e il proprio progetto di acquisto casa nel lungo termine.

Consigli pratici per chi sta pensando di fare un mutuo

  1. 🧠 Confronta le offerte — tra vari istituti bancari (fisso, variabile, green, giovani).
  2. 💶 Valuta il Taeg effettivo (non solo il tasso nominale) per capire il costo reale del mutuo.
  3. 📆 Fai simulazioni realistiche considerando durata, spese di istruttoria, perizia e assicurazioni obbligatorie.
  4. Contatta un ns professionista per una consulenza preventiva

👨‍👩‍👧‍👦 Se possibile, valuta agevolazioni statali o garanzie pubbliche (es. Fondo di Garanzia Prima Casa).

In un contesto economico in continua evoluzione, l’accesso al credito rimane una delle principali sfide per imprese, professionisti e startup. Proprio per questo, i finanziamenti agevolati rappresentano oggi uno strumento fondamentale per sostenere investimenti, innovazione e crescita.

Ma cosa sono esattamente? E quali opportunità sono attive oggi in Italia?

Cosa si intende per finanziamento agevolato

I finanziamenti agevolati sono strumenti di sostegno pubblico che permettono alle imprese di ottenere risorse finanziarie a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato, grazie all’intervento dello Stato, delle Regioni o dell’Unione Europea.

Le agevolazioni possono assumere diverse forme:

  • Prestiti a tasso agevolato o a tasso zero
  • Contributi a fondo perduto
  • Garanzie pubbliche che facilitano l’accesso al credito bancario
  • Misure miste, che combinano prestito e contributo

Le principali misure nazionali attive

Tra gli strumenti più utilizzati dalle imprese troviamo:

Nuova Sabatini

È una delle agevolazioni più conosciute e sostiene l’acquisto di macchinari, attrezzature, hardware e software, inclusi investimenti in tecnologie digitali e green. Lo Stato riconosce un contributo sugli interessi dei finanziamenti bancari, riducendo il costo complessivo dell’investimento.

Fondo di Garanzia per le PMI

Non eroga direttamente denaro, ma garantisce una parte del prestito bancario, riducendo il rischio per gli istituti di credito. Questo strumento è fondamentale per le PMI che faticano ad accedere al credito tradizionale.

Agevolazioni per startup e nuove imprese

Chi avvia un’attività può contare su misure dedicate:

Smart&Start Italia

Rivolta alle startup innovative, finanzia progetti ad alto contenuto tecnologico con prestiti a tasso zero fino al 90% dell’investimento. In alcune aree del Paese è previsto anche un contributo a fondo perduto.

ON – Nuove Imprese a Tasso Zero

Pensata per giovani e donne, sostiene la nascita o lo sviluppo di micro e piccole imprese attraverso un mix di finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto.

Focus territoriale: il Mezzogiorno

Per le imprese del Sud Italia esistono incentivi specifici come Resto al Sud, che copre fino al 100% delle spese ammissibili, combinando fondo perduto e finanziamento garantito. Una misura strategica per favorire l’imprenditorialità e ridurre il divario territoriale.

Internazionalizzazione e crescita

Le imprese che vogliono espandersi all’estero possono accedere ai finanziamenti agevolati gestiti da SIMEST, dedicati a export, e-commerce, transizione digitale e sostenibilità ambientale, spesso con una quota di contributo a fondo perduto.

Come orientarsi tra le agevolazioni

Il panorama della finanza agevolata è ampio e in costante aggiornamento. Per sfruttare al meglio le opportunità è consigliabile:

  • monitorare i bandi attivi a livello nazionale e regionale;
  • verificare attentamente i requisiti di accesso;
  • predisporre un business plan solido;
  • valutare il supporto di professionisti specializzati.

Conclusione

I finanziamenti agevolati rappresentano oggi una leva strategica per la crescita delle imprese, soprattutto in fasi di incertezza economica. Conoscere gli strumenti disponibili e saperli utilizzare nel modo corretto può fare la differenza tra rinviare un investimento e trasformarlo in un’opportunità concreta di sviluppo.

Comprare casa senza accendere un mutuo non è più un’eccezione, ma quasi la regola. In Italia oltre la metà delle compravendite immobiliari avviene oggi senza ricorrere a un finanziamento, un dato che racconta molto sia delle abitudini di risparmio degli italiani sia delle trasformazioni in corso nel mercato del credito.

Il boom degli acquisti “cash”

Negli ultimi anni la percentuale di case acquistate in contanti si è stabilmente mantenuta sopra il 50%. A comprare senza mutuo sono soprattutto famiglie di mezza età, nuclei già proprietari di altri immobili, persone che vendono una casa per comprarne un’altra o che dispongono di capitali accumulati nel tempo, spesso grazie a risparmi familiari o eredità.

Questa tendenza è particolarmente marcata nei piccoli centri e nelle zone dove i prezzi sono più accessibili, ma non risparmia nemmeno le grandi città, dove il “cash” viene spesso utilizzato come leva per chiudere trattative più velocemente o ottenere sconti sul prezzo finale.

Perché il mutuo è stato messo da parte

Il forte ricorso al contante è anche una conseguenza diretta dell’andamento dei tassi di interesse negli ultimi anni. L’aumento del costo del denaro ha reso i mutui più onerosi, spingendo molte famiglie a rimandare l’acquisto oppure a farlo solo se in possesso di liquidità sufficiente.

A questo si aggiungono criteri di accesso al credito sempre più stringenti, che penalizzano soprattutto i giovani e i lavoratori con contratti non stabili. Il risultato è un mercato immobiliare in cui chi ha capitale compra, mentre chi non lo ha resta spesso in affitto.

La svolta dei tassi: cosa sta cambiando

Negli ultimi mesi, però, lo scenario sta lentamente cambiando. Dopo i picchi raggiunti nel biennio precedente, i tassi di interesse stanno mostrando segnali di stabilizzazione e graduale riduzione. Questo sta rendendo i mutui, in particolare quelli a tasso variabile e misto, più sostenibili rispetto al recente passato.

Le banche hanno iniziato a proporre condizioni leggermente più favorevoli e si intravede una timida ripresa delle richieste di finanziamento. Non si tratta ancora di un’inversione netta di tendenza, ma il mutuo torna ad essere considerato uno strumento possibile, soprattutto per chi non dispone di grandi capitali iniziali.

Impatto sul mercato immobiliare

Il mix tra acquisti in contanti e ritorno graduale del credito sta creando un mercato a due velocità. Da un lato, gli acquirenti “cash” continuano ad avere un forte potere contrattuale; dall’altro, la ripresa dei mutui potrebbe sostenere la domanda, evitando un raffreddamento eccessivo delle compravendite.

Nel medio periodo, se i tassi dovessero continuare a scendere, è plausibile aspettarsi una maggiore presenza di giovani acquirenti e famiglie al primo acquisto, con effetti anche sui prezzi, soprattutto nelle aree urbane più dinamiche.

Uno scenario in evoluzione

Il fatto che metà degli italiani compri casa senza mutuo racconta un Paese ancora fortemente legato al mattone e al risparmio, ma anche segnato da disuguaglianze nell’accesso al credito. La svolta dei tassi potrebbe riequilibrare il mercato, rendendolo più inclusivo.

Il 2025 e il 2026 saranno anni chiave per capire se il mutuo tornerà davvero protagonista o se l’Italia resterà, ancora a lungo, il Paese delle case comprate in contanti.

Quando si decide di accendere un mutuo, una delle prime (e più importanti) domande è sempre la stessa: meglio tasso fisso o tasso variabile?

La risposta non è universale, perché dipende dal contesto economico e soprattutto dal profilo di chi chiede il mutuo. Vediamo le differenze in modo chiaro e concreto.

Cos’è un mutuo a tasso fisso

Il mutuo a tasso fisso prevede una rata che rimane invariata per tutta la durata del finanziamento, indipendentemente dall’andamento dei mercati.

Vantaggi

  • Stabilità e sicurezza: la rata non cambia mai
  • Pianificazione facile del bilancio familiare
  • Nessun rischio legato all’aumento dei tassi

Svantaggi

  • Rata iniziale solitamente più alta rispetto al variabile
  • Non si beneficia di eventuali ribassi dei tassi (se non tramite surroga)

È la soluzione preferita da chi vuole certezze e non ama le sorprese.

Cos’è un mutuo a tasso variabile

Il mutuo a tasso variabile ha una rata che può aumentare o diminuire nel tempo, in base all’andamento dei tassi di riferimento (come l’Euribor).

Vantaggi

  • Rata iniziale più bassa
  • Possibilità di risparmiare se i tassi scendono
  • Interessante per durate brevi

Svantaggi

  • Rischio di aumenti anche significativi
  • Maggiore incertezza nel lungo periodo
  • Può diventare pesante in caso di rialzi improvvisi

È più adatto a chi ha una buona capacità di reddito e tollera il

L’alternativa: tasso variabile con CAP

Sempre più banche propongono il variabile con CAP, ovvero un mutuo variabile con un tetto massimo oltre il quale la rata non può salire.

✔ Combina flessibilità e protezione

✖ Costa leggermente più del variabile puro

Come scegliere davvero?

Non basta guardare il tasso: bisogna considerare la propria situazione personale.

Fattori chiave:

  • Stabilità del reddito
  • Durata del mutuo
  • Percentuale della rata sullo stipendio
  • Propensione al rischio
  • Possibilità di estinzione anticipata o surroga

Considerazioni finali (parte editoriale)

Dal punto di vista pratico, il tasso fisso oggi è spesso la scelta più razionale per la prima casa, soprattutto per famiglie e giovani acquirenti.

Offre protezione, serenità e permette di pianificare il futuro senza stress finanziari.

Il tasso variabile può avere senso solo in casi specifici:

  • mutui di breve durata
  • redditi elevati e stabili
  • ampia capacità di risparmio
  • aspettative concrete di discesa dei tassi

In generale, se la rata “al limite” ti mette in difficoltà, il variabile non è una buona idea.

La tranquillità finanziaria vale spesso più di qualche punto percentuale risparmiato.

Mutui 2026: cosa cambia davvero per chi compra casa

Il 2026 si apre come un anno di transizione per il mercato dei mutui. Dopo il biennio turbolento segnato dall’impennata dei tassi di interesse, l’aumento delle rate e l’incertezza economica, il nuovo anno porta con sé più stabilità, ma anche nuove scelte da affrontare per famiglie, giovani acquirenti e investitori immobiliari.

Vediamo cosa sta cambiando davvero.

Tassi di interesse: meno scosse, ma niente ritorno al passato

Nel 2026 la Banca Centrale Europea mantiene un approccio prudente. I tassi ufficiali non mostrano forti oscillazioni e il messaggio è chiaro: niente tagli drastici nel breve periodo, ma neppure nuovi rialzi aggressivi.

Per chi chiede un mutuo questo significa una cosa precisa:

👉 i tassi restano più alti rispetto al periodo pre-2022, ma smettono di salire in modo imprevedibile.

Il mercato si muove quindi in una fase di stabilizzazione, che consente a chi compra casa di pianificare con maggiore consapevolezza.

Mutuo fisso o variabile nel 2026? Una scelta più strategica

Nel 2026 il confronto tra mutuo a tasso fisso e variabile torna ad essere centrale.

  • Il tasso fisso continua a essere la soluzione preferita dalla maggior parte delle famiglie italiane. Costa leggermente di più all’inizio, ma offre una certezza fondamentale: la rata non cambia, anche se lo scenario economico dovesse peggiorare.
  • Il tasso variabile può risultare più conveniente nei primi anni, ma resta esposto a eventuali futuri rialzi. È una scelta che richiede maggiore tolleranza al rischio e una buona capacità di assorbire possibili aumenti della rata.

Nel 2026, quindi, la decisione non è più “automaticamente variabile” come in passato, ma sempre più legata al profilo personale del mutuatario.

Prima casa e giovani: il ruolo chiave delle garanzie pubbliche

Un elemento che continua a fare la differenza anche nel 2026 è il Fondo di Garanzia Mutui Prima Casa, gestito da CONSAP.

Lo strumento resta operativo e centrale per:

  • giovani under 36,
  • giovani coppie,
  • famiglie monogenitoriali,
  • nuclei familiari con redditi medio-bassi.

La garanzia statale consente alle banche di concedere mutui anche con anticipo ridotto, facilitando l’accesso al credito in un contesto in cui i prezzi delle case restano elevati.

Per molti acquirenti, soprattutto alla prima esperienza, questa resta la vera porta d’ingresso al mercato immobiliare.

Surroga e rinegoziazione: occasioni da monitorare

Il 2026 è anche l’anno in cui molti mutuatari iniziano a guardare con attenzione alla surroga.

Chi ha sottoscritto un mutuo nei momenti di picco dei tassi può valutare:

  • il passaggio a condizioni migliori,
  • la trasformazione da variabile a fisso,
  • una riduzione della durata o della rata.

Anche piccoli miglioramenti percentuali, nel lungo periodo, possono tradursi in decine di migliaia di euro risparmiati.

Mutui green e immobili efficienti: un vantaggio concreto

Un trend che si consolida nel 2026 è quello dei mutui green, dedicati a immobili ad alta efficienza energetica.

Le banche premiano:

  • case in classe energetica elevata,
  • ristrutturazioni che migliorano i consumi,
  • abitazioni più sostenibili.

Il risultato? Tassi leggermente più bassi e condizioni migliori, oltre a bollette più leggere nel tempo. Un doppio vantaggio che incide sempre di più nelle scelte di chi compra casa.

Cosa aspettarsi davvero dal 2026

In sintesi, il 2026 non è l’anno dei mutui “facili”, ma nemmeno quello dell’emergenza.

È piuttosto:

  • un anno di scelte ragionate,
  • di confronto attento tra offerte,
  • di pianificazione finanziaria più consapevole.

Chi entra oggi nel mercato deve informarsi di più, ma può farlo in un contesto meno instabile rispetto al recente passato.

Conclusione

Il mutuo nel 2026 non è solo una questione di tasso, ma di strategia personale.

Capire il proprio profilo, valutare le garanzie disponibili e scegliere la formula più adatta diventa fondamentale quanto il prezzo della casa stessa.

E, forse, è proprio questo il vero cambiamento del 2026: meno improvvisazione, più consapevolezza.

Novità mutui 2026: tassi, giovani e nuove opportunità per comprare casa

Il mercato dei mutui torna sotto i riflettori nel 2026. Dopo anni segnati da forti oscillazioni dei tassi, il quadro resta dinamico: il costo del credito è leggermente risalito, ma non mancano occasioni interessanti, soprattutto per giovani e prime case.

Tassi mutui: cosa sta succedendo

Negli ultimi mesi si registra una moderata risalita dei tassi, sia sui mutui a tasso fisso sia su quelli variabili. Le banche, però, continuano a proporre condizioni competitive, anche grazie a una maggiore concorrenza e alle aspettative legate alle future mosse della Banca Centrale Europea.

Il risultato? Mutui un po’ più cari rispetto ai minimi storici, ma ancora sostenibili per chi ha un buon profilo reddituale.

Torna l’interesse per il tasso fisso

In un contesto incerto, molti italiani tornano a preferire il tasso fisso, considerato più sicuro sul lungo periodo. Il variabile resta un’opzione per chi accetta il rischio di oscillazioni, ma la distanza tra le due soluzioni si è ridotta rispetto al passato.

Mutui 2026: cosa sapere prima di firmare

✔ Fisso o variabile?

Il fisso garantisce rate stabili, il variabile può convenire solo con margine di rischio e reddito solido.

✔ Occhio ai tassi BCE

Le decisioni della Banca Centrale Europea influenzano direttamente Euribor e costi dei mutui.

✔ Importo medio in crescita

Aumenta la cifra richiesta per l’acquisto della casa, complice l’aumento dei prezzi immobiliari.

✔ Spese da valutare

Non solo tasso: contano anche istruttoria, perizia, assicurazioni e costi accessori.

Mutui giovani under 36: cosa cambia

Una delle notizie più rilevanti riguarda i giovani sotto i 36 anni. Anche nel 2026 restano attivi strumenti come il Fondo di garanzia prima casa, che facilita l’accesso al credito riducendo l’anticipo richiesto e migliorando le condizioni offerte dalle banche.

Molti istituti propongono mutui dedicati a:

  • giovani coppie,
  • lavoratori under 36,
  • acquirenti della prima casa.

Mutui green: sempre più richiesti

Cresce l’interesse per i mutui green, riservati all’acquisto o alla ristrutturazione di immobili ad alta efficienza energetica. In questi casi le banche applicano spesso tassi agevolati, premiando chi investe in abitazioni sostenibili.

Surroga: conviene ancora?

La surroga del mutuo resta possibile, ma nel 2026 è meno conveniente rispetto agli anni dei tassi ultra-bassi. Conviene soprattutto a chi ha ancora un mutuo acceso a condizioni molto penalizzanti o variabili particolarmente alti.

In sintesi

Il mondo dei mutui nel 2026 è fatto di equilibri delicati: tassi leggermente più alti, ma più strumenti a disposizione di giovani e famiglie. Informarsi, confrontare le offerte e valutare bene il proprio profilo resta la chiave per fare la scelta giusta.

Nel momento in cui si decide di acquistare un’immobile, molto spesso, i coniugi decidono di accedere ad un mutuo cointestato.
La parte mutuataria è costituita da più soggetti che sono tutti obbligati al pagamento dell’intero importo.

Tuttavia, può anche accadere che i coniugi non mettano a disposizione apporti uguali.

Cosa accade in caso di separazione o divorzio?

Il principale vantaggio, riguarda il fatto che, in caso di inadempimento, il creditore potrà agire contro ciascun debitore per l’intero importo. La responsabilità solidale trova applicazione soltanto nei confronti dell’istituto di credito finanziatore, in quanto nei rapporti interni, i cointestatari rispondono per quote.

In caso di separazione, la regola generale è che, il mutuo cointestato deve essere rimborsato da entrambe le parti, in quanto si tratta di un obbligo preso con la Banca per tutta la durata del contratto.

Se uno dei due coniugi o conviventi decidessero di non pagare più le rate del mutuo, la banca potrebbe agire legalmente nei confronti di entrambi, anche uno solo, in caso di inadempienza dell’altro.

Quindi, se due coniugi decidono di separarsi, restano comunque obbligati a continuare a corrispondere le rate del mutuo.

Continuare a pagare le rate del mutuo cointestato dopo la separazione è la soluzione più semplice, tale situazione si verifica nel caso in cui la separazione è stata voluta da entrambe le parti, quindi è consensuale, e/o quando mancano poche rate all’estinzione del mutuo.

In caso di separazione, il mutuo cointestato deve essere rimborsato da parte degli intestatari, che rispondono del debito secondo quanto disposto dal contratto di mutuo. Se la separazione non è consensuale, solitamente è molto difficile riuscire a raggiungere un accordo tra le parti, in tali casi molto spesso è necessario l’intervento del giudice che dovrà valutare il caso concreto, tenendo conto della presenza dei figli e delle capacità reddituali delle parti.

Le altre soluzioni possibili, in aggiunta al pagamento congiunto delle rate da entrambe le parti, sono:

Accollo interno: in cui uno dei coniugi paga le rate del mutuo. Non occorre il consenso della banca;
Accollo esterno: in cui uno dei coniugi esce dal contratto, occorre il consenso della banca;
Vendita dell’immobile;
Estinzione anticipata del mutuo cointestato.
Non esiste una soluzione unica e sopratutto non esiste un’unica soluzione perfetta per tutti.