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Comprare casa senza accendere un mutuo non è più un’eccezione, ma quasi la regola. In Italia oltre la metà delle compravendite immobiliari avviene oggi senza ricorrere a un finanziamento, un dato che racconta molto sia delle abitudini di risparmio degli italiani sia delle trasformazioni in corso nel mercato del credito.

Il boom degli acquisti “cash”

Negli ultimi anni la percentuale di case acquistate in contanti si è stabilmente mantenuta sopra il 50%. A comprare senza mutuo sono soprattutto famiglie di mezza età, nuclei già proprietari di altri immobili, persone che vendono una casa per comprarne un’altra o che dispongono di capitali accumulati nel tempo, spesso grazie a risparmi familiari o eredità.

Questa tendenza è particolarmente marcata nei piccoli centri e nelle zone dove i prezzi sono più accessibili, ma non risparmia nemmeno le grandi città, dove il “cash” viene spesso utilizzato come leva per chiudere trattative più velocemente o ottenere sconti sul prezzo finale.

Perché il mutuo è stato messo da parte

Il forte ricorso al contante è anche una conseguenza diretta dell’andamento dei tassi di interesse negli ultimi anni. L’aumento del costo del denaro ha reso i mutui più onerosi, spingendo molte famiglie a rimandare l’acquisto oppure a farlo solo se in possesso di liquidità sufficiente.

A questo si aggiungono criteri di accesso al credito sempre più stringenti, che penalizzano soprattutto i giovani e i lavoratori con contratti non stabili. Il risultato è un mercato immobiliare in cui chi ha capitale compra, mentre chi non lo ha resta spesso in affitto.

La svolta dei tassi: cosa sta cambiando

Negli ultimi mesi, però, lo scenario sta lentamente cambiando. Dopo i picchi raggiunti nel biennio precedente, i tassi di interesse stanno mostrando segnali di stabilizzazione e graduale riduzione. Questo sta rendendo i mutui, in particolare quelli a tasso variabile e misto, più sostenibili rispetto al recente passato.

Le banche hanno iniziato a proporre condizioni leggermente più favorevoli e si intravede una timida ripresa delle richieste di finanziamento. Non si tratta ancora di un’inversione netta di tendenza, ma il mutuo torna ad essere considerato uno strumento possibile, soprattutto per chi non dispone di grandi capitali iniziali.

Impatto sul mercato immobiliare

Il mix tra acquisti in contanti e ritorno graduale del credito sta creando un mercato a due velocità. Da un lato, gli acquirenti “cash” continuano ad avere un forte potere contrattuale; dall’altro, la ripresa dei mutui potrebbe sostenere la domanda, evitando un raffreddamento eccessivo delle compravendite.

Nel medio periodo, se i tassi dovessero continuare a scendere, è plausibile aspettarsi una maggiore presenza di giovani acquirenti e famiglie al primo acquisto, con effetti anche sui prezzi, soprattutto nelle aree urbane più dinamiche.

Uno scenario in evoluzione

Il fatto che metà degli italiani compri casa senza mutuo racconta un Paese ancora fortemente legato al mattone e al risparmio, ma anche segnato da disuguaglianze nell’accesso al credito. La svolta dei tassi potrebbe riequilibrare il mercato, rendendolo più inclusivo.

Il 2025 e il 2026 saranno anni chiave per capire se il mutuo tornerà davvero protagonista o se l’Italia resterà, ancora a lungo, il Paese delle case comprate in contanti.

Per favorire l’autonomia abitativa dei giovani di età inferiore a 36 anni, il decreto legge n. 73/2021 (noto come decreto “Sostegni bis”) ha introdotto nuove agevolazioni fiscali in materia di imposte indirette per l’acquisto della “prima casa”.
Tali agevolazioni si applicano agli atti stipulati nel periodo compreso tra il 26 maggio 2021 e il 31 dicembre 2023. La legge di bilancio 2022, infatti, ha prorogato di sei mesi il termine originario del 30 giugno 2022 previsto dal decreto “Sostegni bis”. La legge di bilancio 2023 proroga ulteriormente di un anno le agevolazioni “prima casa under 36”.

La norma prevede i seguenti benefici:

  • per le compravendite non soggette a Iva, esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale
  • per gli acquisti soggetti a Iva, oltre all’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale, riconoscimento di un credito d’imposta di ammontare pari all’Iva corrisposta al venditore.

Il credito d’imposta può essere

  • portato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito
  • utilizzato in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare dopo la data dell’acquisto agevolato
  • utilizzato in compensazione tramite modello F24, nel quale va indicato il codice tributo “6928” (istituito con la risoluzione n. 62/2021)
  • esenzione dall’imposta sostitutiva per i finanziamenti erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili a uso abitativo.Possono beneficiare delle agevolazioni i giovani che:
    • non hanno ancora compiuto i 36 anni di età nell’anno in cui l’atto è stipulato
    • hanno un indicatore ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) non superiore a 40.000 euro annui.

    L’ISEE viene calcolato sui redditi percepiti e il patrimonio posseduto nel secondo anno precedente la presentazione all’Inps della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU): un documento che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali necessari a descrivere la situazione economica del nucleo familiare.

    Per gli atti stipulati nel 2022, l’ISEE è riferito ai redditi e al patrimonio del 2020; per gli atti stipulati nel 2023, l’ISEE è quello del 2021.